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martedì 8 aprile 2014

Europol: oltre 5000 persone in Italia sotto protezione, circa 100 esperti riuniti in un meeting a Roma


Roma, 8 aprile 2014 - Le procedure di selezione del personale incaricato della protezione dei testimoni, le nuove sfide e tendenza nel mondo cibernetico e la reintegrazione sociale dei collaboratori di giustizia sono stati tra i temi principali affrontati nel corso della 15 Riunione degli esperti Europol di alto livello sulla protezione dei testimoni svoltasi a Roma, Italia, l’8 e il 9 aprile 2014.


Nel corso della Conferenza, della durata di due giorni, gli esperti di alto livello del settore hanno discusso delle procedure di selezione e delle necessità formative del personale incaricato della protezione. Tale personale si trova a dover assolvere un’ampia gamma di compiti, quale punto di contatto con le persone protette 24 ore al giorno 7 giorni su 7. Considerato che nella maggior parte dei casi si tratta di collaboratori di giustizia, il personale della protezione deve essere selezionato sulla base di metodologie multidisciplinari.


Tale personale si trova infatti a dover svolgere giornalmente mansioni complesse che richiedono una serie di competenze tipiche del profilo dell’assistente sociale, dello psicologo, della guardia del corpo e dell’esperto nel campo dell’informatica e delle comunicazioni. I loro compiti, impegnativi e logoranti a un tempo, richiedono quindi una selezione e una supervisione attente e professionali.


Il crimine organizzato e il terrorismo richiedono un approccio transfrontaliero e una visione condivisa. La protezione dei testimoni nell’Unione Europea rappresenta un modello di tale cooperazione, ed Europol quale ufficio di polizia europeo dell’unione, sostiene con forza tale progetto.


Il programma di protezione italiano deve essere considerato come un sistema di riferimento a livello europeo poiché l’Italia è stato il primo paese del continente a introdurre tale strumento nel proprio ordinamento giuridico in maniera sistematica, ha dichiarato Rob Wainwright, direttore di Europol che ha inoltre ribadito l’importanza di questa collaborazione tra paesi che “condividono le best practises per la protezioni dei testimoni”.


PansaIl capo della Polizia italiana, prefetto Alessandro Pansa, ha dichiarato che “la scelta della sede italiana per il 15° meeting è la testimonianza che il nostro paese è uno dei primi in Europa che si è confrontato con questa realtà, poiché tutela una grossa comunità composta da oltre 5000 persone tra quelle direttamente protette e i loro familiari”. La collaborazione con gli altri paesi si rivela molto importante per il prefetto Pansa, perché “il problema della criminalità non è solo nazionale e le esperienze maturate in Italia sulla protezione dei testimoni devono essere condivise. Inoltre la  ricollocazione dei testimoni all’estero può, a volte, facilitare l’azione di protezione nei loro confronti”.


Alla conferenza annuale hanno partecipato circa 100 esperti di alto livello nell’ambito della protezione dei testimoni, provenienti da quasi tutti i paesi dell’Unione Europea, e anche da altri continenti. Inoltre erano presenti le delegazioni provenienti dal Tribunale Penale Internazionale, dal Tribunale Penale Internazionale per la ex Iugoslavia, dai Tribunali speciali, dalla Commissione Europea e dall’Ufficio delle Nazioni Unite per le droghe ed il crimine.


Il network Europol sulla protezione testimoni è stato istituito nel 2000, ed è formato da esperti designati di alto livello provenienti da 64 nazioni, da organizzazioni internazionali e da tribunali speciali. Il gruppo di esperti di alto livello si incontra con scadenza regolare, allo scopo di standardizzare ed armonizzare le procedure e le metodologie relative alla protezione di testimoni. Si tratta del più vasto network di collaborazione a livello mondiale nel settore della protezione dei testimoni.


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Fonte: Polizia di Stato


 

 

martedì 1 aprile 2014

Conclusa l'operazione Fire&Ice in contrasto al narcotraffico. Gli USA consegnano 1.500.000 di dollari alla polizia italiana.








Roma, 1 aprile 2014 - Consegnato questa mattina un assegno simbolico di 1.500.000 dollari, al capo della Polizia, il Prefetto Alessandro Pansa dall'Ambasciatore americano John R. Phillips presso la sede dell'ambasciata USA. La somma è il risultato del sequestro di proventi illeciti di un'operazione congiunta tra la DEA (Drug Enforcement Administration) e la Polizia di Stato italiana.


Un'operazione di contrasto al narcotraffico internazionale denominata Fire & Ice, autorizzata dalla magistratura di Roma, che si è avvalsa della collaborazione tra agenti della DEA, della Polizia di Stato italiana e della Squadra mobile di Roma, a cui hanno preso parte parecchi agenti sottocopertura italiani. Tale sinergia ha aiutato la DEA a scoprire milioni di dollari, occultati dai narcotrafficanti, che venivano depositati su conti attivi della Bank of America.




Le autorità americane hanno confiscato ben 27 milioni di dollari. Facoltà del dipartimento di giustizia americano è la condivisione dei beni sequestrati e confiscati con le forze di polizia di altri paesi. La cifra devoluta all'Italia è pari a oltre il triplo della somma impiegata nelle operazioni sottocopertura condotte a Roma. Tale somma, destinata al Fondo Unico di Giustizia, segna una tappa importante nella cooperazione in materia e rappresenta un significativo passo in avanti per il futuro delle indagini internazionali volte ad intercettare i proventi illeciti nei flussi finanziari informatici.



Presenti alla cerimonia anche Mark Hamlet, Acting Regional Director della Drug Enforcement Administration (DEA) e il Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone. Al termine sono stati consegnati 6 attestati di encomio ai funzionari di polizia Vittorio Rizzi, Fabrizio Nastasi e Luca Armeni e ai procuratori Giancarlo Capaldo, Rodolfo M. Sabelli e Giuseppe Cascini.


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L'operazione Fire&Ice


L'operazione Fire&Ice comincia nel maggio 2008, quando l'ufficio DEA di Boston comunica all'ufficio di Roma che un agente americano sottocopertura era stato contattato da un colombiano per riciclare i proventi del traffico di droga che si trovavano in Italia. La cocaina veniva spedita con regolarità in Italia da un'organizzazione dedita al narcotraffico e al riciclaggio denominata "La Oficina de Evingado".
Un mese dopo un poliziotto italiano sottocopertura si finge esperto di riciclaggio, 200.000 euro in contanti gli vengono consegnati dagli emissari dell'organizzazione di narcotraffico. Qualche mese dopo vengono consegnati altri 75.000 euro a un altro agente sottocopertura.
Mettendo sotto controllo le utenze di criminali italiani, in contatto con trafficanti della Colombia, della Repubblica Domenicana e del Guatemala, la polizia italiana risale a somme di denaro che entravano in maniera illecita nella Repubblica di San Marino.


I cittadini italiani riciclavano il denaro avvalendosi di cittadini libanesi, presenti sul territorio romano, per conto di trafficanti colombiani. A dicembre 2009 viene sequestrata, all'aeroporto di Fiumicino, una borsa appartenente a un cittadino libanese contenente 550.000 euro.


A maggio 2010 la polizia italiana sequestra 225kg di cocaina su un aereo proveniente dalla Repubblica Domenicana. Qualche giorno dopo vengono arrestati i responsabili del riciclaggio e del traffico di stupefacenti, e vengono confiscati 10.000.000 di euro.


di M. P.


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Foto: Ph. Monica Palermo

venerdì 28 marzo 2014

Il Presidente Barack Obama lascia l'italia. Prima di partire ha ringraziato il capo della polizia Alessandro Pansa


Roma, 28 marzo 2014 - È ripartito alle 11,00 a bordo dell’Air Force One, il Presidente USA Barack Obama.


Particolarmente complessa è stata la gestione sul campo dei servizi di ordine pubblico, coordinati dal Questore di Roma Massimo Maria Mazza, che hanno visto impegnati oltre 3200 operatori delle Forze di Polizia a protezione di numerosi obiettivi sensibili e delle oltre 300 persone, compreso il nutrito seguito di giornalisti provenienti dagli USA, che hanno accompagnato a Roma il Presidente Obama e il Segretario di Stato John Kerry.


Molto apprezzato anche il contributo dell’Ufficio Ordine Pubblico del Viminale, diretto da Armando Forgione, che ha garantito il coordinamento strategico tra le strutture centrali e territoriali delle Forze di Polizia, ed ha assicurato il costante collegamento operativo con la Farnesina e gli altri enti coinvolti nella visita del Presidente Obama.


Sul sito della Polizia di Stato www.poliziadistato.it i dettagli e le foto della complessa macchina organizzativa dedicata alla sicurezza del Presidente Obama in questi due giorni.


Al termine della sua visita nella Capitale, il Presidente degli Stati Uniti ha espresso il proprio apprezzamento per la professionalità dimostrata dalla Polizia italiana e la sua personale gratitudine per i servizi di sicurezza predisposti in occasione della sua due giorni romana.


Prima di lasciare Villa Taverna, residenza dell’Ambasciatore USA in Italia, Barack Obama ha ricevuto il Capo della Polizia, Prefetto Alessandro Pansa, per un personale ringraziamento sottolineato da una stretta di mano.


La tutela ravvicinata del Presidente degli Stati Uniti, infatti, è stata assicurata da un dispositivo integrato composto da personale del reparto speciale NOCS della Polizia di Stato e dagli agenti del Secret Service statunitense.


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Fonte: Polizia di Stato
Foto: © Polizia di Stato

sabato 15 marzo 2014

La squadra mobile di Roma e Napoli arresta un latitante con la condanna di omicidio


Roma, 15 marzo 2014 - Gli uomini della squadra mobile di Napoli e Roma, coordinati dal Servizio Centrale Operativo e con la collaborazione del servizio Polizia Scientifica, hanno arrestato  C. A. ad Ardea.


Il latitante di 42 anni era stato condannato all’ergastolo per un omicidio avvenuto nel 1996. Lo stesso gestiva con i fratelli, entrambi latitanti, gli affari di un clan attivo nell’area orientale dei Napoli già dalla fine degli anni 80 e che attualmente detiene il monopolio di tutte le attività illecite del quartiere di Barra e delle aree confinanti inclusa Ponticelli.


Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha fatto giungere, tramite il Capo della Polizia, Alessandro Pansa, le congratulazioni agli investigatori del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, delle Squadre Mobili di Napoli e Roma e della Polizia Scientifica per l’arresto del latitante.


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Fonte: Polizia di Stato


domenica 9 marzo 2014

Polizia arresta latitante a Fiumicino per reati sessuali


Roma, 9 marzo 2014 - Il latitante G. D. A. è giunto a Roma Fiumicino alle 14,35, dove è stato arrestato dalla Polizia di Stato della Frontiera dell'Aeroporto di Fiumicino.


L'arresto del D. A. è il risultato delle strategie individuate dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano ed attuate dal Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Alessandro Pansa, finalizzate all’individuazione e cattura dei latitanti, non solo ricercati per crimini trasnazionali e associativi, ma anche per quei crimini particolarmente odiosi come quelli della violenza sulle donne o basati su forme di discriminazione.


Tali strategie a livello internazionale si inquadrano in un più ampio progetto, fortemente voluto dal Ministro Alfano, finalizzato ad incidere concretamente sui fenomeni della discriminazione di genere sul cui tema la giornata di ieri ha rappresentato un importante momento di riflessione.


Proprio l'8 marzo l’imprenditore era stato fermato nella località turistica di “Bayahibe” a 30 km dall'aeroporto internazionale de La Romana, nella Repubblica Dominicana.


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Il  D. A., che aveva un mandato di cattura in ambito nazionale, ma le cui ricerche erano state estese, grazie alla collaborazione dell'Ufficio Interpol di Roma e le autorità Dominicane, anche all’estero in relazione all’Ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Ancona, é condannato alla pena di anni 8 di reclusione per il reato di violenza sessuale, per aver costretto ad avere dei rapporti sessuali con lui alcune dipendenti, di due piccole imprese di cui era socio, dietro la minaccia di licenziare loro e anche alcuni loro parenti, impiegati nelle stesse aziende.


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Fonte: Polizia di Stato

mercoledì 5 marzo 2014

Questura di Roma: in memoria di Nicola Calipari, un "poliziotto di razza"


Roma, 5 marzo 2014 - Nove anni sono trascorsi da quando il funzionario di Polizia Nicola Calipari ha perso la vita in Iraq, a favore della giornalista Giuliana Sgrena. Per il suo gesto eroico gli venne conferita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi una medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria.


Calipari era un poliziotto di razza, un fine dirigente, un professionista serio, un uomo intelligente e una bellissima figura umana, è cosi che ama ricordarlo nel suo scritto Alberto Intini, ex capo squadra mobile di Roma, attuale questore di Latina.


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Oggi, alla memoria di questo grande uomo e poliziotto, nella Questura di Roma sono stati inaugurati, una targa e un bassorilievo, posizionati a metà del lungo corridoio del primo piano. L’opera è una scultura in bronzo che ritrae Nicola Calipari ed è stata realizzata dallo scultore da Ennio Di Francesco. Dapprima celata dal tricolore è stata poi scoperta dal capo della polizia Alessandro Pansa e dal questore di Roma Massimo Maria Mazza.


Parole di elogio e di ricordi, sono state espresse in memoria di Nicola Calipari, come professionista e come uomo, dal questore Massimo M. Mazza, dal capo della Polizia Alessandro Pansa, dal viceministro dell’Interno Filippo Bubbico.
La moglie Rosa Maria, ha ricordato quanto siano importanti per lei e i suoi figli, Silvia e Filippo, le istituzioni e il rispetto per esse.


Una medaglia per merito di servizio, è stata poi riconosciuta a Nicola Calipari, e consegnata al figlio Filippo dal capo della polizia Alessandro Pansa.



Tra le autorità civili e militari presenti per onorare la memoria del funzionario: Walter Veltroni, Sindaco di Roma all’epoca della tragica fine, Guglielmo Epifani all’epoca segretario generale Cgil, il prefetto Santi Giuffré, il prefetto Francesco Cirillo, il prefetto Gaudenzio Truzzi.


Nicola Calipari, funzionario della Polizia di Stato e servitore dello Stato, iniziò la sua carriera nel 1979 presso la questura di Genova dapprima come addetto alla Squadra Mobile e poi come dirigente della Squadra Volanti.


In seguito gli vennero assegnati svariati incarichi. Fu dirigente della Squadra Mobile e vice capo di gabinetto nella questura di Cosenza, collaborò in Australia con il National Crime Authority, fu primo dirigente e direttore del Centro Interprovinciale Criminalpol della questura di Roma, direttore della 3ª e della 2ª Divisione del Servizio Centrale Operativo (SCO) della direzione centrale per la Polizia Criminale, dirigente dell'Ufficio Stranieri della questura di Roma.


Nel 2002, dopo venti anni di servizio in Polizia entra nel Sismi, Servizio per le informazioni e la sicurezza militare. Proprio in uno dei suoi interventi di mediazione perse la vita.


di Monica Palermo


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Foto: © Ph. Monica Palermo


sabato 1 marzo 2014

Il ministro Alfano si congratula con il capo della polizia per la cattura di un pericoloso latitante albanese

[caption id="attachment_1466" align="alignleft" width="109"] Angelino Alfano[/caption]

 

Roma, 1 marzo 2014 - Il Ministro dell'Interno Angelino Alfano si è congratulato con il Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Alessandro Pansa, e con gli uomini della polizia componenti la task force italo - albanese, per la brillante operazione che ha portato alla cattura in Albania di Dashi Foti inserito nell’elenco dei cento latitanti di massima pericolosità.


L’operazione, i cui profili internazionale sono stati curati dal Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, segna una fase importante di una più ampia collaborazione fra le due polizie.



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Fonte: Polizia di Stato

Albania: sinergia tra polizia italiana e albanese, arrestato un pericoloso latitante

La Polizia di Stato italiana in collaborazione con la polizia albanese ha arrestato un pericoloso latitante in Albania.


La Task Force composta dalle polizie italo-albanese ha tratto in arresto il latitante albanese 48enne Foti Dashi. Il criminale, che era ricercato dal 1998 su mandato dell’Autorità giudiziaria milanese ed inserito nel “Elenco dei 100 latitanti più pericolosi”, deve scontare oltre 15 anni di reclusione per i reati di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.




[caption id="attachment_1028" align="alignleft" width="101"] Alessandro Pansa[/caption]


L'arresto è avvenuto esattamente ad un mese dalla costituzione della “Task 
Force” creata dal Capo della Polizia Prefetto Alessandro Pansa e fortemente sostenuta dal Ministro dell'Interno Angelino Alfano e grazie all’intensa attività investigativa condotta dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, che ha fornito decisive indicazioni sul villaggio dove è stato localizzato ed arrestato il latitante. Sono in corso le procedure di estradizione verso l’Italia.


L'accordo di estradizione fra Italia e Albania stipulato nel 2011 ha portato finora alla cattura di 99 albanesi rifugiati in patria ed arrestati per conto della giustizia italiana.



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Fonte: Polizia di Stato

giovedì 30 gennaio 2014

Polizia italiana e albanese: insieme per combattere la criminalità dei due Paesi

Roma, 30 gennaio 2014 - Nella giornata odierna, presso la Scuola Superiore di Polizia, si è svolto un incontro tecnico fra il Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza- Prefetto Alessandro Pansa ed il Capo della Polizia albanese Artan Didi nel corso del quale i due vertici hanno approfondito le problematiche che interessano i rispettivi Paesi ed esaminato le attività congiunte da intraprendere per prevenire e contrastare fenomeni criminali che destano particolare allarme sociale, inclusi i reati predatori.


Nella medesima occasione, è stato sottoscritto un protocollo tecnico che prevede la costituzione di una task force per lo scambio di informazioni e l’analisi dei dati investigativi al fine di intensificare la cooperazione operativa finalizzata alla ricerca ed alla cattura di latitanti italiani in Albania e latitanti albanesi in Italia.


La sigla dell’intesa, avvenuta in un clima di assoluta cordialità, costituisce un’ulteriore testimonianza dei già saldi vincoli di amicizia e collaborazione che legano i due Paesi e conferisce un rinnovato impulso alle iniziative operative congiunte a tutela della sicurezza pubblica.


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Fonte
: Polizia di Stato

mercoledì 22 gennaio 2014

Una vita da social, la nuova campagna della Polizia di Stato a protezione dei giovani

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Roma, 22 gennaio 2014 - Cyber bullismo, adescamento, sicurezza e violazione della privacy online sono gli argomenti della nuova campagna educativa itinerante Una vita da social, realizzata dalla Polizia di Stato sui temi del social network. Stamane presso la Scuola Superiore di Polizia di Roma, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione sulla campagna, presenziata dal Capo della Polizia Alessandro Pansa, dal Prefetto Santi Giuffré, direttore centrale delle Specialità della Polizia e dal Dr. Roberto Sgalla direttore della Scuola superiore di Polizia.




[caption id="attachment_677" align="aligncenter" width="490"]Da sinistra:  il Prefetto Santi Giuffré, il Capo della Polizia Alessandro Pansa e il Dr. Roberto Sgalla Da sinistra: il Prefetto Santi Giuffré, il Capo della Polizia Alessandro Pansa e il Dr. Roberto Sgalla[/caption]

L’iniziativa, afferma il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza - Alessandro Pansa, vuole fare in modo che Internet possa essere vissuto da tutti, a partire dai banchi di scuola, come un’opportunità e non come un pericolo. Prevenzione e formazione –  continua il Capo della Polizia - sono gli strumenti più efficaci per far sì che i giovani imparino a navigare con prudenza in internet e per aiutare, allo stesso tempo, i genitori a conoscere i mezzi a loro disposizione per proteggere i figli dai pericoli del web”.


Durante la presentazione sono intervenuti artisti del mondo dello spettacolo e testimonial del progetto: il presentatore Amadeus che ha illustrato, ai giovani presenti, l’importanza delle cautele da usare nella rete. Sul truck, in linea diretta dall’esterno, il comico Maurizio Battista mostrava ai ragazzi l’interno facendo loro domande su come utilizavano la rete. Presente in sala anche il conduttore/giornalista Massimo Giletti. Sono stati  inoltre proiettati i trailer del film Disconnect e un video-contributo di Fiorello.


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Una vita da social è un progetto dinamico, innovativo e decisamente al passo con i tempi, che si avvicina alle nuove generazioni attraverso i social network, evidenziando sia le opportunità del web, sia i rischi di cadere nelle tante trappole dei predatori della rete, confezionando un vero e proprio "manuale d'uso". Ovviamente non poteva mancare la pagina Facebook della campagna.


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Un truck multimediale, allestito dal consorzio Gruppo Eventi come un’aula didattica, andrà in giro per l'Italia, isole comprese, dove gli operatori della Polizia di Stato del territorio e delle aziende partner, incontreranno in oltre 30 città italiane, studenti, genitori e insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma esplicito, adatto a tutte le fasce di età.


Per la prima volta in assoluto Aziende come Facebook, Fastweb, Google, 3, Libero, Microsoft, Poste italiane, Telecom Italia, Norton by Symantec, Skuola.net, Vodafone, Virgilio, Wind e Youtube insieme alla Polizia di Stato per un solo grande obiettivo: rendere la rete sempre più  sicura dopo i gravissimi recenti episodi di cronaca culminati con il suicidio di alcuni adolescenti, ed arginare il dilagante fenomeno del cyber bullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione  connesse ad un uso distorto delle tecnologie.


Da uno studio svolto da skuola.net, su un campione di 2000 ragazzi, si evince che 1 ragazzo su 3 è sempre connesso ai social network, il 27% degli intervistati ha incontrato una persona conosciuta sul web e il 23% di quest’ultimi li ha incontrati da soli senza informare nessuno, mentre il 35% degli intervistati ha informato genitori o amici. 1 ragazzo su 4 si presta occasionalmente a comportamenti da cyber bullo, mentre il 6% dei ragazzi lo fa in via sistematica. Il 13% dei ragazzi confessa di aver inviato foto e video di se stesso in atteggiamenti provocatori, mentre il 17% ha rivelato di averlo fatto in cambio di regali, denaro o ricariche telefoniche.


Con questo progetto la Polizia di Stato si conferma sempre più insieme ai giovani, sempre più trasparente, sempre proiettata al futuro.


di Monica Palermo


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