Fonte: Polizia di Stato
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Roma, 15 aprile 2014 - È stato inaugurato oggi presso la Scuola Superiore di Polizia il Master universitario di II livello in “Ingegneria Gestionale per la Pubblica Sicurezza” in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
Alla Lectio Magistralis “Saperi e competenze per innovare la Pubblica Amministrazione”, tenuta dal prof. Mario Raffa, Ordinario di Economia ed Organizzazione Aziendale presso il Dipartimento di Ingegneria Economico - Gestionale della “Federico II”, hanno assistito i 76 direttori tecnici vincitori del concorso. 68 uomini e 8 donne di cui 23 fisici analisti di procedure, 12 fisici analisti di sistemi, 5 fisici merceologi, 14 ingegneri delle telecomunicazioni, 1 fisico-polizia scientifica, 11 ingegneri meccanici, 3 ingegneri edili, 1 ingegnere-polizia scientifica, 4 chimici, 2 psicologi.
In un mondo in continua evoluzione che richiede sempre più professionalità aggiornate e nuove competenze, il ruolo del Direttore Tecnico, grazie agli imprescindibili contributi di conoscenze scientifiche e tecnologiche, è divenuto parte integrante e sinergica dell’attività di polizia. Una strategia fortemente voluta dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza che ai 96 direttori tecnici usciti dalla Scuola nel novembre 2012, aggiunge gli attuali 76, e prevede già entro il 2014 il bando di un nuovo concorso per l’avvio di un nuovo corso nel 2015.
“Il Master della durata di un anno, - come ricordato dal Prefetto Gaudenzio Truzzi, direttore centrale per gli Affari Generali della Polizia Stato, oggi alla scuola in rappresentanza del Capo della Polizia - centra l’obiettivo formativo di conseguire le migliori conoscenze in materia di organizzazione e gestione delle risorse umane e strumentali”, e come sottolineato dal direttore della scuola Roberto Sgalla “si inserisce a pieno titolo nella mission della scuola di realizzare una formazione all’insegna del dialogo e del confronto con il mondo Universitario”.
Oltre al predetto Master, sono infatti attivi presso la Scuola un Master in Scienze della sicurezza per i Commissari e un altro in Scienze della salute applicate al servizio di Polizia per i Medici della Polizia di Stato.
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Fonte: Polizia di Stato
Roma, 05 aprile 2014 - È iniziato ieri, con un pareggio, la seconda edizione del torneo di calcio a 5 Calcio con rigore, sui campi del Centro Sportivo della Polizia di Stato di Tor di Quinto. Sono intervenuti per spiegare l'obiettivo del torneo il Dott. Roberto Sgalla, direttore della Scuola Superiore di Polizia, il Dott. Roberto Massucci dell’Osservatorio Nazionale per le Manifestazioni Sportive, e l'ex calciatore centrocampista Simone Perrotta. Il torneo si avvale del patrocinio e del contributo di CONI, FIGC, Leghe calcio di serie A, B, Pro e Dilettanti e dell’Associazione Italiana Arbitri.
Quattro sono le squadre che si incontreranno, formate dai Commissari della Polizia di Stato, frequentatori del corso di formazione, e quattro squadre composte da giovani provenienti da diversi contesti culturali, sociali e territoriali. A presentare le squadre sono intervenuti: Antonio Aniceti, il presidente dell'Asti Square 2011, Daniele Rosini, presidente regionale CSI Lazio, Ernesto Salvini direttore generale della Frosinone Calcio e Daniela Conti, presidente della Liberi Nantes.
Anche quest’anno, a fare da padrone di casa è stato il giornalista Rai Marco Mazzocchi.
A dare il calcio d'inizio è stato il campione del mondo 2006 Simone Perrotta, che prima della partita ha sottolineato che il calcio "è un gioco dove devono prevalere dei valori, valori quali amicizia, quali accettare le sconfitte, accettare le regole e - continua Perrotta - cercare di insegnare una vita sana". L’inizio della prima gara è stato fischiato dall’ex arbitro Carlo Longhi.
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Obiettivo principale della competizione sarà dare forza, nel rispetto delle regole e della legalità, ai grandi valori dello sport, valorizzandone spirito di partecipazione e di aggregazione.
La finale del torneo si giocherà il 19 giugno presso il centro sportivo di Tor di Quinto.
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Workshop su progetto TAHCLE (Training Against Hate Crimes for Law Enforcement) a cura dell’OSCE/ODIHR e OSCAD
Roma, 10 febbraio 2014 - I reati ispirati dall’odio – hate crimes – costituiscono un aspetto recente, ma assai importante, dei rapporti tra tutela dei diritti umani e sicurezza (interna ed internazionale) essi, infatti, non sono solo una grave violazione delle libertà individuali ma rappresentano una minaccia al diritto di sicurezza del singolo e della società tutta.
I fenomeni di violenza non emergono dal nulla. Essi sono spesso il tragico atto finale di un processo che comincia con la deviazione e l’intolleranza sociale, passa attraverso la discriminazione e si conclude con la violenza.
La violenza motivata dall’odio produce un impatto devastante sulle vittime, incrementando un clima di paura, un senso di sfiducia e il fenomeno della mancata denuncia da parte della vittima. L’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD) del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha promosso un importante progetto formativo, realizzato con l’OSCE – ODIHR su “La prevenzione e il contrasto dei crimini d’odio” - un ciclo di seminari specificamente dedicati alla realtà italiana, arricchiti da una preziosa componente europea del progetto.
A partire da questa mattina, presso la Scuola Superiore di Polizia e presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, gli allievi approfondiranno i diversi aspetti della questione grazie alle competenze e all’autorevolezza dei docenti dell’ODIHR. Il progetto formativo, denominato “Training Against Hate Crimes for Law Enforcement” (TAHCLE) consentirà lo sviluppo delle conoscenze e dell’expertise degli operatori attraverso l’apprendimento dei metodi più efficaci per far fronte ai crimini d’odio.
Si tratta di un programma che mira ad approfondire ogni aspetto dei crimini ispirati dall'odio, ad aumentare le competenze di Polizia e Carabinieri, ad incrementare le capacità di interazione con le comunità delle vittime e a creare fiducia reciproca tra i diversi attori.
Un ruolo cruciale, in questo contesto, è quello delle Forze dell’Ordine che devono possedere una formazione specifica e approfondita.
È questa la strada intrapresa dall’Osservatorio quando, il 29 maggio 2013, il Prefetto Francesco Cirillo – Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza – Direttore Centrale della Polizia Criminale, in qualità di presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD) – ha siglato, con l’Ambasciatore Janez LENARČIČ, Direttore dell’ufficio ODIHR (Office for Democratic Institutions and Human Rights) dell’OSCE, un protocollo di intesa per la partecipazione del Dipartimento della P.S. al programma formativo, finanziato dall’OSCE, denominato TAHCLE (Training Against Hate Crimes for Law Enforcement).
Il Prefetto Cirillo ha dichiarato: “Le discriminazioni non hanno confini e dovunque impediscono alle vittime di vivere! Un’efficace attività di prevenzione e di contrasto di ogni forma di discriminazione e di incitamento alla violenza necessita di un approccio globale e di forme di cooperazione che consentano lo scambio di buone prassi e la condivisione di esperienze e competenze delle principali organizzazioni internazionali “di settore” come l’OSCE e, in particolare, l’ODIHR.”.
Secondo una logica formativa del tutto innovativa, sono stati organizzati incontri, preparatori e propedeutici all’avvio dell’attività formativa, tra i docenti dell’ODIHR e gli investigatori della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri nonché organizzazioni della società civile, necessari per acquisire maggiori elementi di conoscenza in merito ai vari casi concreti, alle “buone prassi” adottate e alle criticità riscontrate.
Ciò è stato indispensabile per valutare la portata dei fenomeni di violenza motivati dall’odio, conoscere più approfonditamente le attività poste in essere per far fronte al fenomeno , individuare i possibili margini di miglioramento e, in tal modo, “personalizzare” il modulo formativo.
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Roma, 30 gennaio 2014 - Nella giornata odierna, presso la Scuola Superiore di Polizia, si è svolto un incontro tecnico fra il Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza- Prefetto Alessandro Pansa ed il Capo della Polizia albanese Artan Didi nel corso del quale i due vertici hanno approfondito le problematiche che interessano i rispettivi Paesi ed esaminato le attività congiunte da intraprendere per prevenire e contrastare fenomeni criminali che destano particolare allarme sociale, inclusi i reati predatori.
Nella medesima occasione, è stato sottoscritto un protocollo tecnico che prevede la costituzione di una task force per lo scambio di informazioni e l’analisi dei dati investigativi al fine di intensificare la cooperazione operativa finalizzata alla ricerca ed alla cattura di latitanti italiani in Albania e latitanti albanesi in Italia.
La sigla dell’intesa, avvenuta in un clima di assoluta cordialità, costituisce un’ulteriore testimonianza dei già saldi vincoli di amicizia e collaborazione che legano i due Paesi e conferisce un rinnovato impulso alle iniziative operative congiunte a tutela della sicurezza pubblica.
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Fonte: Polizia di Stato
Roma, 22 gennaio 2014 - Cyber bullismo, adescamento, sicurezza e violazione della privacy online sono gli argomenti della nuova campagna educativa itinerante Una vita da social, realizzata dalla Polizia di Stato sui temi del social network. Stamane presso la Scuola Superiore di Polizia di Roma, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione sulla campagna, presenziata dal Capo della Polizia Alessandro Pansa, dal Prefetto Santi Giuffré, direttore centrale delle Specialità della Polizia e dal Dr. Roberto Sgalla direttore della Scuola superiore di Polizia.
L’iniziativa, afferma il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza - Alessandro Pansa, vuole fare in modo che Internet possa essere vissuto da tutti, a partire dai banchi di scuola, come un’opportunità e non come un pericolo. Prevenzione e formazione – continua il Capo della Polizia - sono gli strumenti più efficaci per far sì che i giovani imparino a navigare con prudenza in internet e per aiutare, allo stesso tempo, i genitori a conoscere i mezzi a loro disposizione per proteggere i figli dai pericoli del web”.
Durante la presentazione sono intervenuti artisti del mondo dello spettacolo e testimonial del progetto: il presentatore Amadeus che ha illustrato, ai giovani presenti, l’importanza delle cautele da usare nella rete. Sul truck, in linea diretta dall’esterno, il comico Maurizio Battista mostrava ai ragazzi l’interno facendo loro domande su come utilizavano la rete. Presente in sala anche il conduttore/giornalista Massimo Giletti. Sono stati inoltre proiettati i trailer del film Disconnect e un video-contributo di Fiorello.
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Una vita da social è un progetto dinamico, innovativo e decisamente al passo con i tempi, che si avvicina alle nuove generazioni attraverso i social network, evidenziando sia le opportunità del web, sia i rischi di cadere nelle tante trappole dei predatori della rete, confezionando un vero e proprio "manuale d'uso". Ovviamente non poteva mancare la pagina Facebook della campagna.
Un truck multimediale, allestito dal consorzio Gruppo Eventi come un’aula didattica, andrà in giro per l'Italia, isole comprese, dove gli operatori della Polizia di Stato del territorio e delle aziende partner, incontreranno in oltre 30 città italiane, studenti, genitori e insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma esplicito, adatto a tutte le fasce di età.
Per la prima volta in assoluto Aziende come Facebook, Fastweb, Google, 3, Libero, Microsoft, Poste italiane, Telecom Italia, Norton by Symantec, Skuola.net, Vodafone, Virgilio, Wind e Youtube insieme alla Polizia di Stato per un solo grande obiettivo: rendere la rete sempre più sicura dopo i gravissimi recenti episodi di cronaca culminati con il suicidio di alcuni adolescenti, ed arginare il dilagante fenomeno del cyber bullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto delle tecnologie.
Da uno studio svolto da skuola.net, su un campione di 2000 ragazzi, si evince che 1 ragazzo su 3 è sempre connesso ai social network, il 27% degli intervistati ha incontrato una persona conosciuta sul web e il 23% di quest’ultimi li ha incontrati da soli senza informare nessuno, mentre il 35% degli intervistati ha informato genitori o amici. 1 ragazzo su 4 si presta occasionalmente a comportamenti da cyber bullo, mentre il 6% dei ragazzi lo fa in via sistematica. Il 13% dei ragazzi confessa di aver inviato foto e video di se stesso in atteggiamenti provocatori, mentre il 17% ha rivelato di averlo fatto in cambio di regali, denaro o ricariche telefoniche.
Con questo progetto la Polizia di Stato si conferma sempre più insieme ai giovani, sempre più trasparente, sempre proiettata al futuro.
di Monica Palermo